I Nostri Speciali: Il Derby di Tirana, la parte rossa



Sono tornato a Tirana (Tirona per alcuni) per poter assistere da vicino al derby, il primo dopo quattro anni di astinenza da stadio. Sono partito con gioia ed entusiasmo, ma anche con critiche da parte dei miei amici e dei miei cugini: a loro avviso infatti, con i soldi del biglietto Milano - Tirana avrei potuto comprare una giacca "Moncler", oppure aggiungendone altri avrei potuto fare una di quelle vacanze che difficilmente si dimenticano.

Appena atterrato a Tirana avevo la stessa gioia di un bambino all'inizio delle vacanze estive. Con giornali e libri tra le mani ripassavo le statistiche dei derby passati. E' l'unica maniera con cui posso zittire ogni volta i miei amici tifosi bianco-blu, anche se qualcuno ironicamente dopo la partita mi ha chiesto di aggiornarle. Ho letto ogni singola pagina Twitter e Facebook per informarmi su cosa i tifosi avessero organizzato dentro e fuori lo stadio. 
Non ho perso tempo, ho preso una bicicletta vecchia e mi sono immediatamente recato al centro di Tirana per comprare i biglietti. Uno scambio di battute non molto affettuose con l'uomo della biglietteria - il quale con arroganza mi ha invitato a non appoggiare la bicicletta sul chiosco della biglietteria perchè poi "lo avrebbe riverniciato con i suoi soldi", non sapendo che mio padre fa quel mestiere e che avrebbe potuto riverniciare anche lui oltre tutto il chiosco - non mi poteva rovinare la giornata, perché il pomeriggio sarei andato allo stadio per vedere il derby, il mio derby.
Pranzo bene in modo da poter aver energia per tutto il resto della giornata, e così con la maglia rossa sotto il giubbino esco per le vie di Tirana. Vado in direzione della strada "Asllan Rusi", dove mi unisco alla marcia dei tifosi del Partizani. Mia mamma quando lo scoprirà mi dirà: "Mamma mia, ma tu non cambi proprio mai". 
Urlavo, mi sgolavo, facevo foto e mi esaltavo con i miei fratelli di tifoseria. In poche parole mi divertivo. Ho rincontrato conoscenti e amici a cui sono legato per l'amore che insieme nutriamo verso il Partizani. Tutti insieme abbiamo bloccato gli autobus che passavano per le strade e occupato (pacificamente) la città: questo è l'obiettivo principale e più divertente che hanno entrambe le tifoserie. Allo stadio però tutta l'euforia accumulata si è trasformata in un insieme di noia e rabbia. Prima di amare il Partizani amo il calcio, e i giocatori della mia squadra da questo punto di vista hanno lasciato molto a desiderare. Quelli che avevano confidenza con il pallone purtroppo vestivano a strisce bianco-blu.

Finita la partita ho spento il telefono e ho preso la strada verso casa in cui ero sicuro di non incontrare visi conosciuti, come si dice a Tirana: "Non volevo vedere nessuno con gli occhi". Mi sono messo a letto presto e non ho pensato al derby (anche se sono sicuro che non mi crederete) e tra me e me mi promettevo che non avrei aperto il mio profilo Facebook per alcune ore e che non avrei comprato alcun giornale la mattina seguente. Così ho fatto. Poi verso l'ora di pranzo del giorno seguente ho aperto il computer e ho letto che l'allenatore del Partizani (Hasan Lika) aveva dato le dimissioni e che i tifosi non si riuscivano a spiegare la prestazione della sera precedente. Qualsiasi sia l'epilogo della partita infatti, il post-derby rimane sempre lo stesso: i tifosi perdenti vogliono la "testa" dell'allenatore e nelle loro menti iniziano a pensare ad intrighi e complotti degni delle migliori telenovele messicane.

Arrivederci al prossimo derby...

ANDI KASMI

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