L'editoriale di Dirim Ozkan: la grande rivalità tra Zeljeznicar e FK Sarajevo. Il punto sulla Premijer Liga bosniaca


Nonostante gli sforzi degli eurocentristi di trovare un "conflitto etnico" in ogni problema sociale in Bosnia, la realtà dice che dietro ad ogni fatto culturale o sociale ritroviamo una dinamica essenziale, il calcio. Sebbene gli indicatori che definiscono l'etnicità dei club siano piuttosto evidenti, il potere delle dinamiche culturali e sociali che fioriscono dalla natura delle rivalità calcistiche sono molto più forti. Non intendiamo affermare che le rivalità etniche non affliggano la natura delle rivalità, ma quello su cui vogliamo portare la nostra attenzione è che, anche la tradizionale essenza delle rivalità gioca un ruolo significativo nel mondo calcistico bosniaco.

Una delle rivalità più importanti in questo contesto è quella tra l'FK Sarajevo e il Zeljeznicar. Il Zeljo (soprannome della squadra) è stato fondato dai lavoratori delle ferrovie nel 1921 mentre il Sarajevo dai borghesi della città nel 1946. Da allora esiste una forte rivalità tra i due club, che a volte sa essere troppo feroce. Se il Sarajevo è stato fondato dall'elite della città, il team rivale del Zeljeznicar fu creato dai lavoratori delle ferrovie nel quartiere Grbavica, che mostra ancora oggi chiari segni dell'architettura jugoslava socialista. I Plavi (blu, riferito al colore della maglia del Zeljeznicar) hanno sempre avuto avuto la loro base di tifosi nella classe operaia e negli intellettuali.

Lo Stadio Grbavica
La guerra in Bosnia distrusse le infrastrutture di entrambe le squadre. In particolare bisogna ricordare che il quartiere Grbavica è stato occupato dagli aggressori per tre anni e che la linea di confine passava molto vicino allo Stadio Grbavica. La sindrome post-traumatica della guerra ha influito meno sul Zeljeznicar, che era abituato ad esistere senza il supporto dell'elite cittadina e soltanto grazie a quello dei propri tifosi. Per questo motivo il Zeljo ebbe molti più successi nel dopo-guerra rispetto allo Sarajevo. Una buona parte dei nuovi tifosi arrivò dagli immigranti scappati alla pulizia etnica nelle regioni più a est della Bosnia. Questi avevano dovuto lasciare le proprie case e stabilirsi a Sarajevo. E' risaputo che fare il tifo per una squadra locale è un buon modo per adattarsi in una nuova città, e la squadra che senza dubbio attira più tifosi è quella di maggior successo, in questo caso il Zeljeznicar. In un paese come la Bosnia, in cui l'industria del calcio non è ancora fiorita, il supporto dei fan gioca però solo un ruolo marginale nei successi della propria squadra. Ciò che conta maggiormente sono le disponibilità economiche. Negli ultimi anni, più in particolare nel lustro 2005-2010, quando il Zeljo ebbe un calo di risultati che lo portò a competere per le posizioni di metà classifica, il Sarajevo ha trovato maggior supporto dalle nuove elite della città, ritornando ai vertici del calcio bosniaco.


Edin Dzeko con la maglia del Manchester City
Ad ogni modo tutto cambiò grazie ad un grande tifoso ed ex giocatore del Zeljeznicar che apparve come un angelo, si tratta del campione del Manchester City Edin Dzeko. L'attaccante della nazionale bosniaca fu venduto alla squadra ceca del Teplice nel 2005 per solo 25 mila euro ma per una clausola nel contratto il Zeljo ha guadagnato una percentuale dalle successive cessioni di Dzeko. Prima quando passò al Wolfsburg per 4 milioni di euro e poi tre anni dopo al Manchester City per ben 30 milioni. Guadagnando una cifra considerevole da ognuna di queste cessioni, l'ex squadra di Dzeko riuscì, non solo a risolvere le proprie difficoltà economiche, ma anche a diventare il club più ricco in Bosnia. Un altro fatto molto importante accadde nel 2011: Ivica Osim, leggendario ex giocatore del Zeljo e della nazionale jugoslava venne messo a capo della federazione calcistica bosniaca. A quel tempo suo figlio era già l'allenatore del Zeljeznicar.

Molto probabilmente lo scudetto in questa stagione andrà di nuovo al Zeljo,  che conquisterà in questo modo il terzo titolo negli ultimi quattro anni. Non sarebbe però corretto affermare che i legami familiari tra l'allenatore della squadra campione e il capo della federazione siano le ragioni del successo di questa squadra. Ad ogni modo non sarebbe assurdo pensare che ciò condiziona gli arbitri che le dirigono partite del Zeljeznicar.
Il Sarajevo ha cercato di ribaltare il dominio dei Plavi all'inizio di questa stagione. In effetti i Bordeaux (colore della maglia del Sarajevo) hanno ottenuto ottimi risultati per metà stagione, occupando la prima posizione fino al 14° turno. Sono riusciti anche a sconfiggere il Zeljo nel Derby di Sarajevo. Non hanno però  mantenuto questo rendimento per il resto della stagione perdendo la prima posizione a scapito del Zeljeznicar. Ora, che mancano 5 giornate al termine, la differenza tra Zeljo e Sarajevo è di 9 punti in classifica e a meno di clamorosi ribaltoni il titolo finirà nelle mani degli attuali campioni.

Si fa sempre più serrata la lotta per il terzo posto che vale un posto nei preliminari di Europa League e quindi di un'importante opportunità economica per le squadre bosniache. All'inizio del campionato, lo Zrinjski Mostar ed il Siroki Brijeg hanno lottato per la terza piazza, ma con l'andare della stagione sono calate di rendimento e hanno perso posizioni. Ora troviamo l'Olimpik Sarajevo ed il Borac Banja Luka in lotta per l'ultimo posto europeo. Il Borac è la squadra di Banja Luka, città capitale della Republika Srpska (repubblica serba) dove il club gode di un grande supporto politico. L'Olimpik è invece una squadra molto giovane, fu fondata infatti nel 1993 nel quartiere Otoka di Sarajevo, dove non ha supporto politico o dei tifosi. I diritti sportivi del club soni stati  recentemente venduti all'FK Goradze, che molto probabilmente verrà retrocessa dalla First League della Bosnia ed Erzegovina. Quindi l'Olimpik competerà sotto il nome di Goradze dalla prossima stagione.
Un'altra avvincente battaglia è quella per la salvezza. Il Gradina Srebrenik è già stato retrocesso dopo appena un anno in Premijer Liga. Il GOSK Gabela, squadra di un paesino di 3000 abitanti, sta lottando invece con il Travnik per ottenere la salvezza

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